Le Buone Notizie

Qui pubblicheremo un po’ di notizie che raccontano ciò che stiamo costruendo. 

Ti Candido, com’é andata? La rendicontazione

Ti Candido, com’é andata? La rendicontazione

Passata la settimana di “valutazione dei risultati elettorali” abbiamo riacceso i motori, organizzando un momento di confronto collettivo su come è andato questo primo ciclo di Ti Candido ed iniziare a pianificare il nostro futuro.

Insieme a parte della nostra comunità, ci siamo ritrovati a Bologna il 23 Giugno (su facebook trovate alcune foto) per mettere in fila le prossime attività e sopratutto per mettere in chiaro numeri e rendicontazione del progetto. Di seguito la presentazione scaricabile.

Ti Candido: rendicontazione delle attività.

 

Ti Candido contribuisce a eleggere un sindaco e 6 consiglieri comunali

Condove, Spinea, Reggio Emilia, S.Stefano di Cadore, Schio, Urbino, Livorno. Ecco i comuni dove faremo la differenza.

Da qualche parte bisogna ripartire. Noi pensiamo siano i Comuni, piccoli medi e grandi e le biografie di candidati dirompenti. Dove ci sono progetti reali, risposte concrete, comunità che si attivano o si vince o si resiste alle destre.

La chiave sono profili credibili e dirompenti sostenuti da comunità larghe. Campagne elettorali organizzate e convinte dei propri ideali. Progetti concreti che sanno parlare alle persone e farle sentire parte di un progetto comune.

Le coalizioni larghe, dove il civismo e la buona politica stanno assieme, fanno ottimi risultati. Noi continueremo a cercare queste lucciole in un Paese che ha perso la strada ma che la saprà ritrovare.

Saremo soddisfatti quando anche in parlamento e nelle direzioni nazionali dei partiti riusciremo a portare profilo come questi, capaci di creare un ponte tra la società e la politica.

Ecco i risultati completi dei profili di Ti Candido:

Condove, Piemonte. Jacopo Suppo diventa sindaco con la lista civica Condove in Comune.

Spinea, Veneto. Giovanni Litt è il primo per preferenze della lista È tempo di Spinea e secondo in tutto il comune. La coalizione di centro sinistra va al ballottaggio contro il centro destra.

Reggio Emila. Marwa Mahmoud è seconda per preferenze a Reggio Emilia. La coalizione di centro-sinistra va al ballottaggio partendo dal 48%.

Santo Stefano di Cadore, Veneto. Alessandra Buzzo entra in consiglio comunale. Purtroppo la lista perde le elezioni con un 45% dei voti, contro il 55% del candidato sfidante.

Schio, Veneto. Giorgio De Zen entra in Consiglio Comunale. La Coalizione Civica di cui è capolista fa un ottimo risultato arrivando all’8% e fa due consiglieri di opposizione.

Urbino, Marche. Il Candidato sindaco Mario Rosati arriva secondo con il 27% dei voti. Un buon risultato su cui costruire nei prossimi anni. Mario entra in Consiglio Comunale.

Livorno, Toscana. Valentina Barale è la più votata della lista Buongiorno Livorno ed entra in Consiglio Comunale. La lista di sinistra arriva terza prendendo l’8%.

Ferrara, Emilia- Romagna. Adam Atik non riuscirà ad entrare in Consiglio.

Bari, Puglia. Antonio Decaro vince al primo turno. Antonio Spera Detto Tonino , candidato indipendente, non riesce ad entrare in Consiglio Comunale.

Lettera aperta alle donatrici e donatori di Ti Candido

Lettera aperta alle donatrici e donatori di Ti Candido

Cari e care, vi scriviamo questa mail a pochi giorni dalla chiusura della raccolta fondi di Ti Candido.

Sentiamo il bisogno di ringraziarvi ancora una volta perché è solo grazie a voi se siamo arrivati sino a qui. Siamo in più di 150 ad avere creduto in questo progetto. In 150 abbiamo donato convinti di poter innescare un percorso inedito per poter sostenere candidature radicali lungo tutta la penisola.

La cosa che ci emoziona di più è che sono numerose le donazioni da 10 o 20 euro.

È per noi il segno concreto che esiste la possibilità di allargare questa comunità e riuscire a consolidare una massa critica in grado di fare la differenza, redistribuendo potere e ricreando spazi di democrazia.

Perché è di questo, in fondo, quello di cui stiamo parlando.

Insieme stiamo riuscendo a dare risalto e sostegno ad una serie di storie e sfide che della necessità di costruire comunità ed espandere opportunità, diritti e tutele.

È a partire da luoghi come Reggio Emilia, Bari, Condove, Ferrara, Livorno, Urbino, Santo Stefano in Cadore, Schio e Spinea che possiamo cambiare il modo di fare politica per sostenere proposte radicali.

Mancano 4 giorni alla chiusura della campagna elettorale. Tutto quello che potrete fare per sostenere Marwa, Antonio, Jacopo, Adam, Valentina, Mario, Alessandra, Giorgio e Giovanni può davvero fare la differenza, che sia una chiamata in grado di stimolare una ulteriore donazione od una mail ad un vostro contatto in una delle città su cui stiamo lavorando, per segnalare la presenza di un candidato o una candidata che vale la pena di scoprire.

Il rapporto quotidiano con i 9 candidati che abbiamo selezionato ci dice che Ti Candido serve. Per questo vogliamo condividere sin da ora alcune prospettive di medio periodo.

Questo esperimento ci ha restituito tante indicazioni interessanti.

Ci sono cose che possiamo fare meglio ed altre che possiamo evitare di fare. Di tutto ciò vorremmo parlare a fine giugno a Bologna (il 23 giugno), nel corso di un incontro che servirà a tracciare un primo bilancio di questa esperienza e a rilanciare, per aumentare il nostro impatto ed esplicitare il valore trasformativo che Ti Candido può avere sul contesto politico italiano.

Buona chiusura di campagna elettorale!

Comitato Ti Candido – il potere della democrazia

Ps: se siete su facebook, non dimenticatevi di
entrare nel gruppo chiuso che utilizziamo per condividere spunti e materiali https://www.facebook.com/groups/249941139226692/
Condividere materiali dalla pagina fb. Molti dei 9 candidati ci stanno mandando video e interviste. https://www.facebook.com/TiCandido/

Questo testo è stato mandato via mail alle donatrici e donatori di Ti Candido

9 soluzioni per valorizzare progettualità dal basso secondo Meg Pagani

9 soluzioni per valorizzare progettualità dal basso secondo Meg Pagani

Ci sono problemi che possono essere risolti sono con grandi investimenti infrastrutturali, ma non dobbiamo cadere nell’errore che quelle siano le uniche azioni importanti.

Troppo spesso abbiamo assistito a enormi sprechi proprio perché gli investimenti fatti non erano utili a nessuno.

Per questo, consigliamo di partire dal basso, mettendo in campo azioni che partano dalla costruzione di comunità attive.

Abbiamo chiesto alla nostra fiancheggiatrice Meg Pagani una serie di soluzioni che possono rispondere ad alcuni dei temi emersi nelle campagne elettorali locali, anche mirando al post elezioni.
Il superpotere di Meg infatti è “leggere l’architettura di movimenti e modelli sociali per tradurla in programmi da adattare e usare in diversi contesti”. Meg applica questo suo superpotere quotidianamente con la società che ha fondato, Impacton, impresa sociale che analizza, seleziona e diffonde i migliori progetti di impatto sociale e ambientale su scale globale.
Nello sceglierle, Meg si è concentrata su soluzioni “community driven”, dove cioè, la co-progettazione e il senso di appartenenza a quella soluzione da parte della comunità locale è un elemento necessario e fondamentale alla riuscita del progetto.
“Ovviamente” ha specificato la stessa Meg in un messaggio vocale “sono soluzioni che devono essere adattate al contesto locale, e per fare questo ci sono varie metodologie a disposizione”.
  1. Circuito di recupero alimenti in esubero dai mercati, accompagnato a programmi nutrizionali bimensili per le famiglie.
  2. Sport e attività all’aria aperta in spazi poco frequentati recuperati a basso costo: ad esempio campi da gioco con vernice e materiale riciclato, realizzato collaborativamente includendo tutti gli attori del quartiere.
  3. Recupero anche momentaneo di spazi inutilizzati con l’abitazione di micro imprese legate al riciclo/riutilizzo di materiali di scarto e rifiuti quali ad esempio plastica, vetro, caffè, tessuti, grondaie, arachidi, copertoni (ciascuna risorsa è trasformata in oggetti o materia prima, come ad esempio filo per la stampa 3D).
  4. Laboratori attrezzati per ospitare associazioni di riparatori (biciclette, computer, elettrodomestici, etc.. ).
  5. Appuntamenti ricorrenti dove giovani e anziani collaborano al fine di recuperare alimenti in esubero e fare conserve.
  6. Implementazione di un circuito di recupero vestiti per mamme (local swapping).
  7. Club di corsa per senzatetto (settimanale) in collaborazione con associazioni tematiche locali, mense e centri sportivi.
  8. Orto comunitario (meglio se in edificio recuperato) che includa anche una o più strutture di idroponica.
  9. Kit per le scuole su sensibilizzazione all’emergenza climatica e azioni di risposta a tale emergenza, da distribuire su scala municipale.

Spera a Bari per dare risposte all’abbandono e all’esclusione

Spera a Bari per dare risposte all’abbandono e all’esclusione

La mia candidatura è la conseguenza del lavoro che ho fatto per più di dieci anni: vorrei contribuire a costruire comunità solidale per evitare che odio e paure che sono la merce della destra sbarchino in forze anche a Bari. Come le fermiamo? Creando opportunità per le persone, costruendo una città che consenta di essere vissuta.

Da 14 anni mi occupo di disabilità e con questo lavoro ho ragionato su inclusione ed esclusione. Un esempio che riguarda l’inclusione. Diversi comuni italiani riprendono la sentenza del Tribunale di Firenze sull’anagrafe dei migranti. Dovrebbe anche Bari: le persone che vivono qui devono avere dei diritti come gli altri, sono cittadini come me o il sindaco. Sul tema dei migranti fare e dire in maniera chiara può essere una forza: le ambiguità non pagano e sono sbagliate.

Oppure, sulla criminalità organizzata: ci sono zone ostaggio dei gruppi criminali e questo è un fatto. Ma questa non è una battaglia che si vince con la militarizzazione, si vince con le opportunità e riqualificandole. La destra non ha una visione locale e quindi vende le parole d’ordine nazionali.

Noi dobbiamo dare risposte locali all’abbandono e all’esclusione che generano quella insicurezza che è il cibo di cui si nutre la destra.

Bari non è il migliore dei luoghi possibili, ma tiene e ha tenuto rispetto alle situazioni che crescono in altri centri urbani. Le città spesso vengono amministrate pensando al centro e le periferie sono dimenticate, sono come lo sgabuzzino di una casa che quando vengono gli ospiti nasconde il disordine.

Ci sono periferie baresi dove quando si va in centro si dice “vado a Bari”.

L’occasione creata dalla nascita dei municipi può essere un modo per accorciare le distanze. Bene, adesso però traduci queste aspirazioni in idee base, in cose anche piccole ma concrete su cui vorresti lavorare.

Ti faccio quattro esempi che credo servano a rendere chiara l’idea di una Bari aperta e accessibile a tutti. E che non sono maxi progetti, ma cose piccole e utili, dai costi piuttosto bassi.

Vorrei rendere accessibili nelle varie forme tutte le realtà che hanno a che fare con il pubblico. Una città più accessibile significa rampe che usano anche le persone anziane e le famiglie con figli piccoli e passeggini.  O il CAF con lo spazio per bambini. E poi un’idea per chi si occupa dei disabili: le pratiche amministrative di cui si devono occupare coloro che si prendono cura sono tante…ti consumano. Dovremmo creare uno sportello unico per svolgere tutte le funzioni legate alla disabilità: dal pass auto, alla normativa, ai bandi di formazione.

I ragazzi delle superiori devono poter fare brevi (un mese) esperienze di volontariato fuori città e il Comune potrebbe contribuire al viaggio, all’assicurazione, formazione prima dello scambio.

Riqualificazione di quei fazzoletti di terra abbandonati che diventano micro discariche e che possono diventare spazi sociali, dal campo di calcio, al dog park. Cose che costano poco, creano piccoli lavori. A Bari ce n’è una infinità. A Saragozza hanno fatto un’esperienza simile e ha funzionato bene.

Contrasto a sprechi alimentari: ridurre del 20% la TaRi per le attività commerciali che mettono a disposizione derrate alimentari. Chi dona avrà uno sconto.

Intervista di Marco Micicchè e Martino Mazzonis Antonio Spera, candidato di Bari Bene Comune, con coalizione a sostegno di Decaro (PD). Qui trovi tutte le info.

De Zen per dare nuove opportunità a Schio

De Zen per dare nuove opportunità a Schio

Vorrei che la mia città fosse nuovamente attrattiva: sia per le opportunità lavorative che per il suo centro storico. Per quanto riguarda il primo punto mi piacerebbe mettere al centro le politiche giovanili e della formazione (in accordo con le realtà del mondo produttivo e sociale): credo infatti che il migliore investimento sul futuro sia quello in istruzione e formazione. In città si è investito sulle strutture delle scuole superiori creando una sorta di Campus. Il centro servizi del campus deve trovare una sua funzione importante: quella di creare opportunità formative e lavorative ai giovani. Abbiamo, infatti, proposto nel nostro programma un fab lab e uno spazio di coworking al suo interno.Abbiamo proposto come centro sinistra di investire su un politecnico superiore che ampli l’offerta dell’unico istituto tecnico superiore presente in città.

Vorremmo creare la possibilità di autogestione di spazi e strutture pubbliche, semplificando la burocrazia ed eliminando tutti quei vincoli che rendono difficoltoso il contatto tra giovani e amministrazione. In definitiva vorrei che i giovani di Schio trovassero delle opportunità lavorative nella mia città per tutti i tipi di profilo formativo e professionale.

La seconda questione su cui vorrei impegnarmi a fondo è quella di riqualificare il centro storico e i suoi palazzi storici in disuso (Fabbrica alta e Asilo Rossi): abbiamo inserito nel programma l’utilizzo dei fondi europei dedicati (programma Urbact) affinché tornino a vivere e fungano da catalizzatore culturale.

C’è sofferenza soprattutto in materia di integrazione degli ultimi. Abbiamo avuto una amministrazione che non ha saputo accogliere (ha mandato dei richiedenti asilo in un rifugio a 1000m per non averli in città) né rendere le diversità una occasione di crescita per la comunità. Vorrei che la mia città torni ad essere inclusiva!

Il cosiddetto mondo del sociale, inoltre, è in difficoltà per i crescenti tagli ai servizi: le famiglie con disabili, ad esempio, sono le prime a patire tali scelte; ma la mancanza di investimento sul sociale non riguarda solo loro – pensiamo anche a tutti i ragazzi di seconda generazione che sono a rischio esclusione.

Alle famiglie, ad esempio, vanno offerti concreti aiuti per contrastare la crescita della vulnerabilità sociale, i mutamenti demografici, sociologici ed economici. Bambini e giovani vanno accompagnati, andando a prevenire le situazioni di difficoltà. Mi piacerebbe poi sviluppare progetti di contrasto alla povertà che coniughino il sostegno abitativo e i contributi economici erogabili a percorsi formativi e professionalizzanti, o di inserimento lavorativo e sociale.

Altra cosa su cui mi piacerebbe lavorare sono i trasporti locali, su cui la mia città è molto indietro. Mi piacerebbe che ci fosse l’interscambio tra treno (con il potenziamento della linea per Vicenza) e autobus locali. Vorrei che il TPL fosse più flessibile, attuato con mezzi meno inquinanti e che raggiungesse tutte le zone della città, rendendo la mobilità più sostenibile.

Intervista di Marco Micicchè e Martino Mazzonis Giorgio De Zen, 37 anni, candidato di Coalizione Civica Schio (Vicenza) all’interno di un’alleanza di centro sinistra. Vuoi sostenerlo? Qui trovi tutte le info.

Alessandra Buzzo per i diritti di Santo Stefano, piccolo comune montano della Val Comelico

Alessandra Buzzo per i diritti di Santo Stefano, piccolo comune montano della Val Comelico

Il Comune di Santo Stefano è uno dei Comuni della Val Comelico che è quella che definiamo un’area interna: ha un alto indice di spopolamento, soffre una distanza dai servizi in ogni senso, sanità compresa (qui, chissà perché non vale la norma della golden hour, il tempo minimo di sicurezza per raggiungere un ospedale).

Il comune vive quindi tutte le criticità di essere marginale ed è al contempo un’area molto bella dal punto di vista paesaggistico. Io ho lavorato e voglio lavorare molto in questo senso, seguendo lastrategia nazionale delle aree interne. Ma aldilà di immaginare un futuro per questi territori, abbiamo bisogno anche di fare un lavoro culturale. Questi nostri territori marginali e montani patiscono una certa chiusura. Esempio perfetto dalle nostre parti riguarda il discorso sui migranti: la cooperativa che gestiva l’accoglienza, con le nuove prescrizioni del decreto Salvini, non ha più voluto gestirla. Qui l’accoglienza era diffusa ed era anche utile dal punto di vista dell’apertura culturale.

Vorrei continuare a lavorare, mettere in rete le realtà marginali e collegarsi Santo Stefano di più al resto del Paese. Vorrei ricordarlo, la condizione di Santo Stefano riguarda aree marginali in montagna e non solo, sono tanti i comuni che si trovano nella nostra condizione. E se vogliamo farli vivere, dobbiamo occuparcene, non lasciarli al loro isolamento. Poi vengono turismo e sviluppo locale.

Ma aprirci un po’ è necessario e fondamentale per guadagnare un futuro: i giovani devono essere accompagnati in un discorso culturale di apertura mentre il rischio è il contrario. Complice l’isolamento e il momento politico che stiamo vivendo che parlano alla pancia delle persone.

Farlo, proprio a causa della situazione odierna, non è facile: bisogna trovare la chiave giusta per ampliare le vedute delle persone partendo dai temi che sono sentiti. Far acquisire la consapevolezza di vivere in un territorio meraviglioso che però si colloca in un mondo più ampio. Ma senza strappi eccessivi: il contesto è difficoltoso e occorre andare in punta di piedi.

Qui abbiamo davvero tutti un problema di garanzia di alcuni diritti di base.

Una donna che vive in una delle frazioni isolate del paese può metterci un’ora e mezza di auto per raggiungere la sala parto. E questo se tutto va bene, se non c’è troppa neve o se non è un weekend di quelli trafficati dal rientro dei turisti.

Qui non abbiamo un’ambulanza medicalizzata e neppure il volo elicottero notturno. E c’è una pediatra di base perché dopo 15 anni di bandi andati a vuoto, una dottoressa ha deciso di lasciare la città è venire a vivere in montagna. Abbiamo un medico grazie alla scelta di vita di una persona, non perché il SSN lo garantisce. Direi che la garanzia di un presidio salvavita è davvero la prima delle cose per cui battersi.

Parliamo di altri servizi: serve un asilo nido. Non ce n’è uno e l’asilo è una condizione perché le giovani famiglie possano rimanere qui a vivere e le donne possano andare a lavorare.

Stesso tema per il disagio psichiatrico: abbiamo un alto tasso di suicidi e manca un supporto qualsiasi sul territorio. Il rilancio delle aree interne passa anche da qui, dalla possibilità che si possa vivere una vita normale e che chi vive in queste aree così belle non venga spinto ad andarsene o a compiacersi del proprio isolamento.

Intervista di Marco Micicchè e Martino Mazzonis a Alessandra Buzzo, candidata con Uniti per il Comune a Santo Stefano di Cadore (Belluno). Qui trovi tutte le info.

Mario Rosati e lo spopolamento del centro di Urbino

Mario Rosati e lo spopolamento del centro di Urbino

La questione principale da affrontare è il declino generale che pervade ogni ambito della città e che si concretizza in un fenomeno di spopolamento che, sebbene colpisca tutte le aree interne e più deboli in tutta Italia, in Urbino, considerando le sue potenzialità, è ancora più preoccupante.

Riteniamo che un processo di rivitalizzazione della città sia possibile soltanto riattivando una economia fondata su più motori (Università, turismo, cultura, commercio, artigianato, agricoltura, innovazione) e sulla attivazione di dinamiche di confronto e di partecipazione molto aperte e coinvolgenti sia gli attori della città – istituzionalizzando diversi tavoli di lavoro con le istituzioni importanti di Urbino, con le associazioni, con le rappresentanze sindacali, e con le diverse componenti della cittadinanza, dai residenti agli studenti, dai commercianti ai giovani, etc. – sia le Amministrazioni del territorio.

Su quali cose ritieni di poter lavorare?

Il nostro impegno è volto a ridurre le differenze, le diseguaglianze, in ogni campo e a far sì che i bisogni dei singoli individui siano letti, interpretati e gestiti, come bisogni collettivi, della comunità e, di conseguenza, affrontati dando risposte alla domanda di accesso universale ai servizi pubblici da parte dei cittadini.

Portatori di diritti e non ostaggi di potentati locali, della discriminazione e delle concessioni clientelari!

Chi amministra è chiamato a fare delle scelte. C’è chi sostiene e avvantaggia processi divisivi, che inducono atteggiamenti autoritari, e chi invece, come la nostra coalizione, crede nella necessità di rimettere al centro la dignità umana, la giustizia, l’uguaglianza di opportunità.

È urgente riportare equilibrio nella politica cittadina, eliminare tensioni, per avviare un processo virtuoso che favorisca crescita e sviluppo inclusivi, più armoniosi e rivolti ad una platea ampia, per attivare processi di innovazione, di partecipazione allargata, di responsabilizzazione.

Riteniamo che la scuola, solo per citare un primo settore di iniziativa, sia il terreno da cui cominciare allocando risorse adeguate a sostenere, in accordo con le dirigenze scolastiche, forti supporti alle azioni positive per l’integrazione allo studio, linguistica e sociale dei soggetti più deboli. Per offrire una scuola moderna e all’altezza, per un futuro migliore per tutti.

L’altro ambito di intervento riguarda la situazione deprecabile del quartiere periferico Urbino 2, ad alta concentrazione di popolazione immigrata, in gran parte residente, in cui cittadini italiani e immigrati, vivono attualmente in condizioni di abbandono, riattivando i servizi che in precedenza assicuravano un contatto continuo con l’amministrazione e testimoniavano una vicinanza fattiva.

Quindi, riprendere i progetti bloccati e riqualificare con spazi di verde e di incontro e attivare i  collegamenti, perché valorizzare il concetto di cittadinanza e supportare la comunità, significa arginare il rischio di ulteriore degrado, rafforzare la rete di legalità e sicurezza, motivare la collaborazione e la partecipazione a percorsi di recupero e rigenerazione del quartiere, eliminare sacche di rischio, mettere in moto processi di riscatto sociale e facilitare l’integrazione. Una nuova Urbino, senza futuri ghetti.

Intervista di Marco Micicchè e Martino Mazzonis a candidato Mario Rosati, Sindaco a Urbino, con un’alleanza di 3 liste di centro e di sinistra. Vuoi sostenere Mario? Qui trovi tutte le info.

La foto è del profilo facebook di Mario.

Marwa Mahmoud per l’attivismo culturale a Reggio Emilia

Marwa Mahmoud per l’attivismo culturale a Reggio Emilia

Penso che la mia candidatura possa essere importante per Reggio perché può portare in Consiglio comunale una particolare sensibilità e attenzione per la dimensione interculturale e internazionale della nostra città.

Laddove c’è chi erige muri e diffonde discorsi d’odio verso il diverso da sé, io continuerò a costruire ponti e a creare momenti di confronto e dialogo tra mondi differenti, comunità, associazioni, tra cittadini e istituzioni.

Lo farò con la consapevolezza di chi qui è cresciuto e ha visto crescere molto la propria città nei servizi, nell’associazionismo, in termini di accoglienza, coesione sociale, cittadinanza e difesa dei Diritti umani e civili, dei Diritti di tutti.

Aprirsi al nuovo, al diverso da sé non vuol dire perdere le proprie radici e tradizioni, bensì sapervi rimanere saldi trovando arricchimento nella diversità culturale.

Avere una dimensione internazionale, per una città di medie dimensioni come Reggio Emilia, è di fondamentale importanza. In confronto a grandi città come Bologna o Milano, l’apertura internazionale permette di arricchirsi in termini di innovazione, di politiche e di pratiche, in termini di scambi diplomatici ed economici, ma soprattutto in termini di opportunità per le nuove generazioni tese verso il futuro dell’Europa.

Su quali cose ritieni di poter lavorare tra queste, cosa intendi fare e perché?

Ci sono alcuni temi su cui potrei focalizzare le mie energie e sono quelli legati all’opportunità di creare momenti pubblici di incontro e di dialogo in cui potersi conoscere e confrontare con cittadini di diverso background.
Cercherei di incidere per abbattere quelle barriere fisiche ed emotive che creano distanze e alimentano pregiudizi all’interno delle comunità.
Se dovessi pensare ad una sola proposta vorrei impegnare la Giunta nella creazione di un registro di cittadinanza per tutti i bambini nati e cresciuti a Reggio che non sono ancora formalmente riconosciuti cittadini italiani. Così come avvenne per le unioni civili, il registro non “sposava” le unioni civili ma era un modo per “riconoscerlo” e fu uno step precedente alla legge effettiva.

La proposta di un registro è uno dei possibili strumenti per far sì che il Comune in un qualche modo riconosca una presenza e offra uno status simbolico non ancora riconosciuto a livello nazionale. Un impegno aggiuntivo che può prendere il Comune di Reggio, seppur abbia già dimostrato negli anni di essere più maturo rispetto alle decisioni del Governo in termini di cittadinanza e diritti civili.
Non sono più sufficienti le già sperimentate forme indirette, seppur di indubbia portata partecipativa, come la Consulta dei migranti, il Consigliere aggiunto o le cittadinanze onorarie. Questi percorsi hanno sì permesso di portare le istanze dei cittadini di origine straniera nelle agende politiche locali, ma sono risultate poco incisive sul piano delle scelte avendo un carattere meramente “consultivo”.

Un’altra iniziativa che mi piacerebbe proporre al Consiglio comunale in caso passassi è quella di valutare di tenere lo svolgimento delle commissioni comunali in luoghi itineranti della città: teatro, luoghi di culto, ritrovo aggregativo giovanile, centro sociale etc.. Questo permetterebbe di avvicinare le istituzioni ai cittadini e viceversa, permetterebbe a molte persone di attraversare luoghi che altrimenti non attraverserebbero ma soprattutto permetterebbe ai cittadini di ascoltare, dialogare e partecipare in modo attivo

Reggio Emilia ha 170mila abitanti, una popolazione in crescita da diversi anni a causa di un massiccio afflusso di citadii stranieri. Non a caso Reggio ha un’economia dinamica fatte di piccole e medie imprese – spesso cooperative – operanti nel settore meccanico, alimentare, meccatronico. E una notevole vocazione all’export, come gli altri distretti industriali emiliano-romagnoli. Il Sole24Ore la colloca al 5° posto nelal sua classifica delle città e al primo nella sezione “Affari e Lavoro”.

Intervista di Marco Micicchè e Martino Mazzonis a Marwa Mahmoud, 34 anni, candidata del Partito Democratico a Reggio Emilia, a sostegno di Luca Vecchi (PD). Vuoi sostenere Marwa? Qui trovi tutte le info.

La foto è del profilo facebook di Marwa.

Valentina Barale per il diritto alla casa a Livorno

Valentina Barale per il diritto alla casa a Livorno

La questione politica centrale, quella per cui mi impegno ogni giorno e per cui mi sono candidata, è quella della tutela e salvaguardia dei beni comuni. Nella mia città, Livorno, come in moltissime altre in Italia, da anni si va nella direzione opposta.

Privatizzazioni, edifici e spazi pubblici vuoti lasciati al degrado e, spesso, regalati ai privati. Servizi per i cittadini smantellati e, quindi, inefficienti: autobus che non passano, code al CUP e liste attese di mesi per una visita. I lavoratori non tutelati, appalti selvaggi, esternalizzazioni e dumping contrattuale.

Una realtà drammatica a fronte di una città che avrebbe bisogno di case, spazi per i giovani, parchi per i bambini, luoghi di ritrovo, ma anche cura e assistenza, per gli anziani. 

Credo che non si possa ripartire a ricostruire una città solidale, senza un rinnovato tessuto di relazioni, una rete di sostegno che parta dalla valorizzazione del bene comune. Un concetto trasversale, che si collega profondamente alla mia visione di città, a come intendo la funzione stessa di un’amministrazione: dalla valorizzazione della proprietà pubblica, all’idea di inviolabilità del bene collettivo.

Dalle piazze, ai parchi, all’edilizia popolare, l’energia, il mare, l’acqua, i servizi per tutti i cittadini.

La mia concezione di bene comune si estende in ogni direzione: attraversa lo spazio, ma anche il tempo.

Il bene comune è qualcosa che è qui e ora, a servizio della città, ma è anche ciò che sarà domani, per altri, per coloro che verranno. Salvaguardare e tutelare quanto di collettivo e pubblico abbiamo in città è il ponte che possiamo costruire con chi verrà dopo di noi. È l’opera d’arte che potremmo lasciare tutti noi alle generazioni future.

Su quali cose ritieni di poter lavorare tra queste, cosa intendi fare e perché?

A Livorno esiste da anni un’emergenza legata alla casa. Il diritto ad un’abitazione dignitosa viene violato continuamente e si è arrivati ad una situazione così grave che molte famiglie (circa 200) sono costrette a occupare immobili sia di proprietà pubblica che privata.

È urgente un grande investimento sul settore dell’edilizia popolare e l’attivazione di strumenti aggiuntivi, come il ripristino del patrimonio pubblico residenziale non utilizzato; l’avvio di pratiche condivise di auto-recupero e auto-costruzione concordata e programmata; interventi di tipo “co-housing” e abitare solidale; operazioni di stampo “sharing” (vedi esperienza di Torino) con progettazione anticipata e condivisa con associazioni e comitati per la casa; acquisizione al patrimonio di nuove proprietà immobiliari (aste giudiziarie, federalismo demaniale, progettazione e rigenerazione, acquisto, esproprio); incentivazione del recupero del patrimonio privato da offrire in affitto a canone concordato; verifica dei presupposti giuridici su possibilità di esproprio di immobili inutilizzati privati in capo a società e banche; un bando ad hoc per sostenere chi ha perso incolpevolmente la proprietà della casa andata all’asta e aumentare i finanziamenti per il sostegno all’affitto per le persone con bassi redditi, incapienti e in stato di necessità.

Partendo da una seria politica per il diritto alla casa, possiamo fare una nuova Livorno del bene comune, inclusiva e più giusta. 

Intervista di Marco Micicchè e Martino Mazzonis a Valentina Barale, capolista di Buongiorno Livorno, con Potere al Popolo a sostegno del candidato Sindaco Marco Bruciati.

Vuoi sostenere Valentina? Qui trovi tutte le info.

La foto viene da qui.