Candidati! La tua strada comincia da qui

Dal 2019 sosteniamo candidature popolari, innovative, collettive, femministe, ambientaliste, di origine migrante.

Assieme al Forum Diseguaglianze e Diversità, promuoviamo la campagna “facciamo leggere” per sostenere una nuova generazione di politici e politiche (scopri chi sono gli eletti ed elette) che si stanno affermando come vero cambiamento nei diversi livelli istituzionali, in un quadro politico bloccato e disgregato.

Compilando il modulo disponibile di seguito, potrai anche tu essere parte di questa campagna: una commissione si occuperà di selezionare chi sosterremo nelle prossime elezioni del 2026. 

Chi cerchiamo?

Nel 2026 si vota in alcuni Comuni (Venezia, Reggio Calabria, Andria, Arezzo,Pistoia,Marsala, Quartu Sant’Elena, Imola, Viareggio, Vigevano e molti altri contesti minori): cerchiamo Candidate e Candidati (al consiglio comunale per le grandi città e come sindache o sindaci per le città piccole e medie) capaci di rappresentare istanze di cambiamento che diano attuazione agli obiettivi di giustizia sociale e ambientale che vogliamo promuovere.

Alcuni temi a cui teniamo.

Difendere e rilanciare i servizi pubblici fondamentali quali sanità, scuola e formazione e trasporti.

Creare occupazione di lavoro buono a partire dalle aree marginali e dove è più diffuso il disagio economico e sociale.

Promuovere le transizioni ecologica e tecnologica mitigandone l’impatto sui settori sociali su cui queste avranno un impatto più forte.

Dare dignità al lavoro e rafforzarne le tutele.

Favorire la partecipazione alla vita pubblica e sociale delle giovani generazioni, garantire la possibilità di costruirsi un futuro in maniera autonoma.

Rigenerare le amministrazioni pubbliche migliorando qualità e metodo.

Promuovere la convivenza e combattere le discriminazioni.

Come candidarsi?

Per ricevere supporto, è necessario compilare il seguente modulo. Non appena saranno definite le date delle elezioni, daremo tempi più precisi ma nel frattempo è possibile avviare interlocuzioni.

Come sosterremo i candidati e le candidate? I candidati e candidate verranno sostenuti con diverse modalità:

1 / esperti ed esperte Ti Candido e Forum DD organizzeranno incontri introduttivi dedicati a individuare modalità di promozione della giustizia sociale e ambientale e su come creare campagne elettorali basate sull’attivazione di comunità,

2 / la comunità più stretta di Ti Candido avvierà attività di mentoring personalizzate a seconda dei bisogni di ciascun candidato e candidata,

3 / scambi con eletti ed elette nelle precedenti elezioni.

Domande e risposte utili

Entro quando conviene compilare il modulo di segnalazione?

Entro la data finale che trovi in questa pagina non appena saranno individuate le date delle elezioni!

Cosa succede dopo che si compila il modulo? 

Ti contatteremo, se necessario, per chiedere qualche informazione aggiuntiva.

Entro quando verrà effettuata la selezione finale?

Non appena saranno definitive le liste elettorali, 40 giorni prima delle elezioni, la commissione provvederà al processo di scelta.

Chi analizzerà le candidature?

Una commissione composta da Ti Candido e ForumDD  e da eletti ed elette sostenuti in precedenti tornate elettorali.

“Facciamo eleggere”  è una campagna promossa da Ti Candido e Forum Disuguaglianze e Diversità (leggi l’accordo).

La bussola di Facciamo Eleggere

 

Candidarsi a rappresentare una nuova cittadinanza, comune per comune.

Siamo nel pieno di una grave crisi di rappresentanza in cui, anche nelle elezioni comunali, l’assenteismo dalle urne è diventato straordinariamente elevato. Eppure, una parte cospicua di quell’assenteismo, cresciuta enormemente negli ultimi anni soprattutto nella fascia di età 18-34 anni, è costituita da persone che hanno consapevolezze sociali e ambientali, che hanno bisogni e aspirazioni, ma che evidentemente non trovano soggetti e partiti a cui affidarne la rappresentanza.

Come mostrano molte esperienze, incluse quelle della stessa Facciamo Eleggere, è possibile rompere questa diffidenza, questo sospetto, quando le candidate e i candidati sono espressione di comunità, di alleanze sociali e coalizioni civiche e territoriali che abbiano rappresentato istanze di cambiamento nella direzione della giustizia sociale e ambientale.

L’infrastruttura sociale e organizzativa che può permettere in un territorio, in un comune, di raggiungere risultati di trasformazione sociale è composta da parti diverse. E’ composta da movimenti, spazi che sfidano le forme del potere, ampliando ciò che è politicamente pensabile, e che rappresentano la strada principale di accesso alla partecipazione politica attiva, soprattutto per le nuove generazioni. Da associazioni di cittadinanza e del lavoro che operano come luoghi di organizzazione intermedia dove la domanda di cambiamento può diventare pratica quotidiana e capacità concreta di contrattazione. Da partiti, lo strumento per coagulare le domande e le pratiche di cambiamento in un disegno strategico che raccolga consenso e abbia il potere di portare quelle pratiche dentro le istituzioni sotto forma di politiche e regolazione. Questa infrastruttura complessiva è oggi, in generale, fragile. E questo aiuta a spiegare lo stato delle cose. Ma è possibile, luogo per luogo, ripararla.

Ecco allora che avere realizzato esperienze in punti diversi di questa infrastruttura, e averle realizzate costruendo ponti e relazioni umane e di confronto tra le sue diverse forme, rappresenta una prima garanzia di efficacia. Un fattore che viene percepito dalle elettrici e dagli elettori come una base di affidabilità, una fonte di fiducia che induce a scommettere.

Altrettanto fondamentale è la capacità di catalizzare la domanda di rappresentanza attorno a obiettivi specifici, concentrandosi su quei temi nei quali i livelli locali di governo hanno realmente margini di intervento e di cambiamento, e che incidono direttamente sulle aspirazioni e sui bisogni concreti delle persone.

Possiamo raggruppare questi obiettivi in sei tipologie tematiche e per ognuna di essi indicare a titolo meramente esemplificativo il tipo di proposte su cui oggi è possibile, con più forza raccogliere consenso, combinando l’immagine di un futuro diverso che ci ridia speranza con interventi pratici avvertiti come concreti da chi è chiamato al voto. E’ la combinazione vincente segnalata con forza anche dalle diagnosi e dalle proposte che si sono confrontate nella Tre Giorni di Genova “Democrazia alla prova” del 23-25 gennaio 2026. che possono essere ascoltate qui.

1 / Accrescere l'accesso alla conoscenza e indirizzare la trasformazione digitale alla giustizia sociale e ambientale

La concentrazione della conoscenza è diventata la fonte primaria dell’ulteriore aumento delle disuguaglianze. E’ alimentata e continuamente alimenta un utilizzo improprio della transizione digitale: come strumento di privatizzazione dei dati, della capacità di elaborarli, di influenzare le preferenze e di offrire soluzioni apparentemente tecniche e dunque presentate come indiscutibili. Questa concentrazione non è solo una causa strutturale delle disuguaglianze, ma genera anche una diffusa ansia. Ogni proposta di intervento pubblico, concreta e praticabile, che convinca che questa tendenza non è affatto ineluttabile e che, viceversa, la transizione digitale può essere volta ad accrescere la giustizia sociale parla dunque con forza all’incertezza e alle ansie delle persone.

Si tratta di interventi di ampia scala, come quelli discussi a Genova (ad esempio
la lectio di Massimo Florio o la sessione Democrazia, Stato, neoliberismo, autoritarismo: futuro). Ma si tratta anche di azioni significative a livello locale. Si pensi all’importanza di realizzare interventi che rendano le istituzioni e le amministrazioni pubbliche che si mira a governare — dal legislativo all’esecutivo, fino agli enti pubblici come le scuole — il più possibile indipendenti, nelle piattaforme e nei servizi di cui si avvalgono, da questa concentrazione del controllo sui dati. Amministrazioni capaci di rispondere alle esigenze della cittadinanza, e non a quelle di chi controlla le piattaforme. Allo stesso modo, è decisivo ogni intervento che prometta in modo credibile di fornire a cittadine e cittadini — sia ai più giovani sia alle persone anziane — gli strumenti e la capacità critica di utilizzare consapevolmente ciò che arriva attraverso le piattaforme digitali, gli smartphone e l’intelligenza artificiale, attraverso proposte concrete e attuabili. Attivando spazi collettivi di confronto e formazione.

2/ Promuovere servizi fondamentali, nuove attività e buoni lavori, prima di tutto nei territori marginalizzati, con forme di “sperimentalismo democratico”

Come sa bene chi ha partecipato a forme mature di programmazione strategica territoriale, si tratta, in primo luogo, di non giocarsi la propria credibilità annunciando microprogetti scollegati da una visione complessiva dei servizi fondamentali del territorio (come riferimento, si veda la lectio di Elena Granaglia). La carta vincente è, viceversa, quella di saper cogliere e rappresentare, grazie alla propria esperienza e al legame con la comunità e le alleanze sociali, gli scenari di cambiamento che riguardano il complesso della vita delle persone a cui ci si rivolge. In questo modo, tracciando scenari possibili e alternativi per il futuro, si possono proporre strategie che realizzino quegli scenari.

E’ con la forza di una simile prospettiva che si può e si deve, poi, “cadere a terra” e indicare gli interventi concreti che possano riorientare le tendenze regressive del territorio in direzione di quegli scenari di cambiamento. “Visione” e “concretezza” devono potersi saldare. In un trittico completato dalla parola “sperimentazione”. Ogni intervento concreto deve essere immaginato come un esperimento democratico, il cui disegno ha già utilizzato al meglio i saperi della tecnica e del fare del territorio, ma non basta: la sua attuazione deve essere costantemente aperta ad apprendere da ciò che realmente avviene nel percorso (su questo punto si veda questo intervento di Genova di Filippo Barbera). E’ un apprendimento che ha bisogno di coraggiosa informazione e narrazione trasparente, ma anche, all’inizio del processo, di ciò che di rado facciamo presi dalla pressione dell’azione: enunciare in modo chiaro e verificabile i risultati desiderati in termini di star bene delle persone e le ragioni per cui si ritiene che l’intervento in questione possa consentire di raggiungerli.

E’ su queste basi, di un vero e proprio sperimentalismo democratico, che si chiarisce il ruolo del privato sociale e delle associazioni dei cittadini del territorio, soprattutto nella realizzazione degli interventi che riguardano il sistema dei servizi del welfare: non essere, come sempre più avviene, lo strumento per realizzare prestazioni con minori costi del lavoro, ma un soggetto che con la sua autonomia imprenditoriale, flessibilità, spinta motivazionale e creatività collabora con il pubblico e lo Stato (su questo aspetto si veda il dialogo tra Andrea Morniroli e Serena Sorrentino). E lo fa sia nella fase ascendente, attraverso processi di co-programmazione e co-progettazione, sia nella fase discendente di verifica, valutazione e confronto sui risultati che man mano si vanno manifestando. Di nuovo, la concretezza vuole – lo sa bene chi questi processi ha vissuto dal lato della società organizzata – che chi propone e disegna questo moderno e democratico metodo di governo sia ben consapevole che esso richiede competenze specifiche e consideri l’assunzione nell’amministrazione di quelle competenze suo primario scopo (cfr. punto 6).

3/ Dare dignità, tutela e partecipazione strategica del lavoro in un nuovo patto con le imprese

“Un nuovo patto con lavoro e imprese del territorio”. Non è uno slogan, né un sogno. E’ la strada, luogo per luogo, che un’amministrazione locale saggia e giusta può seguire per raccogliere e confrontare saperi e interessi anche diversi attorno alle opportunità o alle minacce per lo sviluppo locale e a fare emergere strade innovative. E’ la strada per liberarsi delle pressioni della parte meno innovativa e più orientata alla rendita delle imprese del territorio. E’ la strada per dare voce, al contrario, alle imprese più innovative, sul terreno tecnologico e ambientale, discutendo con loro le regolazioni e i passi da compiere. E’ la strada per portare il lavoro dentro i processi decisionali, riducendo le “sorprese” di improvvise crisi aziendali che colpiscono il territorio, costruendo in tempo le soluzioni. Si tratta, insomma, di portare il metodo dello “sperimentalismo democratico” anche in questo campo.

C’è un passo in più che, in questo approccio, è possibile fare a livello di amministrazione locale: promuovere nel proprio territorio forme avanzate di partecipazione strategica del lavoro in medio-grandi imprese o in sistemi di piccole e medie imprese. Può essere a tale riguardo di riferimento la proposta dei Consigli del lavoro e della cittadinanza in base alla quale cittadinanza e lavoratori e lavoratori sarebbero rappresentati in Consigli con poteri di informazione, di parere e, in alcune tematiche, co-decisionali.   

4/ Accrescere la libertà dei giovani nel costruirsi un percorso di vita e contribuire al futuro del Paese

Le nuove generazioni, soprattutto i giovani e le giovani dai 14 ai 29/34 anni – a seconda di dove collochiamo questa soglia superiore che va lievitando nel tempo – vivono uno stato di profonda perturbazione che non diviene crisi, non si traduce, cioè, in un moto per il cambiamento. Nella terminologia della nostra Costituzione (art.3), i giovani e le giovani vedono davanti a loro ostacoli molteplici e alti allo “sviluppo della persona umana e alla partecipazione” non solo personale, ma collettiva: è compromessa la capacità di pesare nei processi decisionali, di far sentire la propria voce, di esprimere idee, linguaggi e visioni nella costruzione delle politiche pubbliche. L’aumento particolarmente grave dell’assenteismo giovanile al voto e la caduta della loro partecipazione ad azioni di volontariato sono manifestazioni di questa estraneazione. Si tratta di una perdita secca per l’intero paese, viste anche le forti consapevolezze sociali e ambientali e le innovazioni che caratterizzano le nuove generazioni. Assumere questo punto di vista nel proprio complessivo modo di porsi, per molte e molti in linea con la propria storia di impegno politico, è dunque fondamentale. Ma deve anche tradursi in azioni concrete.

Il punto di partenza può stare nell’individuare quali dei molti ostacoli che le nuove generazioni incontrano (qualità della scuola, accesso all’università, offerta di lavori al livello delle proprie capacità, spazi di incontro, confronto, cultura e svago, grado di apertura a giovani con background migratorio, compiti famigliari di cura, accesso ad un’abitazione autonoma, infantilizzazione, etc.) siano particolarmente rilevanti e sentiti nel proprio territorio e di concentrare su uno o due di essi, davvero aggredibili, la propria attenzione e i propri impegni. E, allora, se la scuola è riconosciuta come un nodo particolarmente critico, si tratterà di favorire e promuovere la costruzione di patti educativi territoriali, così come avviene in molte parti del Paese, dove il sistema pubblico e chi insegna trovino l’alleanza di molteplici soggetti del territorio e nel cui disegno studentesse e studenti abbiano un ruolo significativo. Se è centrale il tema dell’abitare, magari in presenza di ampie porzioni di patrimonio abitativo inutilizzato, si tratterà di avanzare proposte e iniziative capaci di intervenire concretamente su questo fronte. E, in generale, diventa prioritaria l’attenzione sia a tutelare spazi di confronto e svago che organizzazioni giovanili abbiano autonomamente costruito, sia a offrire a questo scopo nuovi spazi in strutture pubbliche e comunali disponibili, avendo attenzione ad accompagnare principi e regole generali di utilizzo con un’ampia dose di autonomia di chi davvero li utilizzerà.  

5/ Accrescere la qualità delle relazioni umane fra “diversità”

E poi, di qualunque luogo si tratti, c’è il tema fondamentale di questa epoca, il tema della qualità delle relazioni umane, specie fra persone “diverse”, per religione, convincimenti, colore della pelle, origini etniche, genere. Riguarda tutte e tutti noi ed è resa centrale dal deterioramento generale prodotto dalla dilagante cultura autoritaria: incapaci di offrire alcuna visione di miglioramento, le leadership autoritarie di tutto il mondo offrono protezione contro la diversità, esaltando nostre presunte identità univoche, fomentano il rigetto delle altre e altri che non facciano parte della propria costruita bolla.

Qui si tratta di rovesciare completamente l’approccio. Non solo predicare tolleranza, non basta. Ma tornare a valorizzare la curiosità la solidarietà, la relazione arricchente reciproca fra diversi. Non è facile visto che le disuguaglianze colpiscono in modo più che proporzionale proprio le persone “diverse” e fra esse quelle con background migratorio e dunque le loro condizioni possono ben spingerle, in modo più che proporzionale, a commettere atti e avere comportamenti dissonanti o anche minacciosi per la comunità. Non è facile visto che, se l’entrata nella classe di scuola di un numero elevato di ragazze e ragazzi indietro nella conoscenza della lingua non è affrontata – per mancanza di risorse e programmazione – in modo adeguato – e sappiamo che il recupero può essere rapido assai – nella comunità crescerà paura e risentimento per il freno che viene avvertito al progresso degli altri ragazze e ragazzi. Ma ecco il punto: proprio la concentrazione di ogni azione sulle persone più a rischio di marginalizzazione, con competenza e risorse, rimuove queste condizioni e crea le basi della convivenza e delle relazioni fra diversi. Che, mentre a livello nazionale ha bisogno di provvedimenti radicali come la combinazione di ius soli e ius scholae, a livello locale può e deve essere accompagnata da azioni di formazione orientate ad un cambiamento della percezione collettiva della cittadinanza capace di contrastare le narrative esclusive o discriminatorie oggi diffuse. Un lavoro che deve partire dalla scuola ma che può ben essere esteso anche ad altri spazi di aggregazione pubblica, da promuovere e valorizzare come luoghi di incontro, confronto e costruzione di legami sociali.

6/ 6. Rigenerare le amministrazioni pubbliche migliorando qualità e metodo

Nulla di quanto esemplificato ai punti 1-5, nessun risultato significativo, tantomeno nella vera applicazione di un metodo di sperimentalismo democratico, può essere realizzato senza un impegno forte nel rinnovamento dell’amministrazione pubblica locale. Esistono i modi, esistono le esperienze per reclutare bene in PA, per utilizzare in modo appropriato l’intelligenza artificiale nelle prove, per verificare delle persone non solo le competenze ma la capacità di reggere partite e impegni non burocratici; sono enucleate in modo chiaro e replicabile. Eppure, quante volte l’emozionante avvio di un incarico di governo locale, l’obiettivo del fare e fare rapidamente, la pressione delle sfide hanno visto oscurare questo passaggio. Quante volte, l’opportunità di un rinnovamento generazionale ancora in atto nelle PA non è stata colta, lasciando agli “Uffici del personale”, magari dominati da vecchi metodi, il compito del reclutamento. Quante volte i bandi che ne scaturiscono non sono né chiari né sfidanti, e finiscono per produrre una selezione avversa: essere ignorati da chi cerca sfide, e attrarre solo chi cerca in PA un lavoro sicuro, anche se scarsamente interessante, come tante e tanti giovani raccontano.

Compito primo, allora, è proprio questo “ultimo”. Dedicare alla selezione del personale il proprio tempo e intelligenza. Apprendere da chi bene ha fatto, da metodi come quello richiamato sopra. E, per essere credibili con le persone a cui si chiede il voto, annunciare sin da prima, sin dalla propria campagna elettorale, questa intenzione  e i tempi che richiederà cominciare davvero a produrre risultati.

Criteri di selezione per le elezioni locali del 2026

Non cerchiamo supereroi o supereroine, ma persone che siano ciò che intendono rappresentare e che siano riconosciute per il loro impegno su cause comuni.

Candidarsi ad entrare in un Consiglio Comunale o Regionale non è né semplice né naturale. Chi ha più interesse e disponibilità a farlo, spesso non ha le risorse e gli strumenti per mettersi in gioco. Chi avrebbe le carte per ricoprire un ruolo pubblico, considera la candidatura un passaggio poco utile o troppo rischioso. E’ su questi due paradossi che vogliamo intervenire.

Non sosterremo candidate e candidati che vivono la politica solo come ambizione personale, ma che siano espressione di comunità, di alleanze sociali e coalizioni civiche territoriali.

Gli eletti e le elette devono essere un ponte fra gli interessi dei meno rappresentati e i luoghi della decisione.

Come sempre cercheremo di valorizzare contesti in cui le diverse componenti della sinistra si presentano unite e non divise e in competizione.

La selezione finale avverrà conciliando diversi principi: dal bilanciamento di genere, alla distribuzione territoriale, con particolare attenzione a giovani, donne, persone di origine migrante ed espressione di comunità radicate.

Si terrà conto con particolare attenzione alle candidature che, già nelle informazioni a noi fornite, mostrino:

Avere avuto un ruolo in esperienze di mobilitazione/amministrazione/organizzazione per il conseguimento degli obiettivi indicati, con particolare attenzione alla capacità di costruire dialogo sociale, combinare saperi e interessi diversi, e trovare un punto di caduta.

Saper esplicitare tanto le motivazioni della propria scelta quanto i principali e concreti obiettivi che essa si propone.

Essere prive di ogni condizionamento e con una piena trasparenza dei finanziamenti del proprio percorso politico.

COMPILA IL MODULO PER ENTRARE A FAR PARTE DEL GRUPPO DI CANDIDATE E CANDIDATI CHE SOSTERREMO