Irene Fucà, 31 anni, candidata al consiglio comunale di Agrigento con Alleanza Verdi e Sinistra

BIO riassunta

Ha lasciato Agrigento a 18 anni per studiare e lavorare tra Khartoum, Roma, Milano e Bruxelles, dove ha lavorato come lobbista. Poi la scelta di tornare. Oggi è tra i fondatori di Scaro Café, bar sociale nel quartiere Vallicaldi — centro storico degradato, spesso invisibile alle istituzioni — diventato “spazio plurale di comunità, di confronto intergenerazionale e interculturale aperto a tutte e tutti”. Con Local Impact, l’associazione nata accanto a Scaro, intercetta risorse per progetti nelle scuole e nel quartiere. Coordina il Patto per Restare.

Cosa mi ha spinto a candidarmi

La candidatura, pur col mio volto, è frutto dell’intelligenza di un gruppo intergenerazionale e trasversale. Il lavoro che Scaro ha tentato di portare avanti in questi anni è stato quello di ricucire le fratture tra parti della città, puntando a raccogliere attorno a sé una comunità quanto più variegata possibile. Lo abbiamo fatto con i nostri limiti e con le risorse a nostra disposizione. Entrare nelle istituzioni è, per noi, soltanto uno strumento per ampliare le possibilità e il raggio di azione.

Le mie priorità, le nostre priorità

Vivo in una città in cui l’acqua è diventata un bene di classe: in alcuni periodi dell’anno, solo chi può permettersi un’autobotte può continuare a vivere. Alcune zone del centro storico, abbandonate dagli agrigentini e riabitate da popolazioni migranti, si sono trasformate in discariche a cielo aperto — invisibili agli occhi dell’amministrazione. Vogliamo portare dentro il Comune le istanze di chi non ha voce, inquadrarle sotto un profilo di giustizia sociale e ambientale, e trasformarle in politiche concrete.