BIO riassunta
Project manager in una società di consulenza, laureato in Economia e Management alla Sapienza. Da sette anni segretario di circolo del PD, da tre consigliere comunale di minoranza a Fara in Sabina e da un anno e mezzo consigliere provinciale di minoranza nella Provincia di Rieti. Fa parte dell’Assemblea Nazionale del PD e di ANCI Giovani Amministratori del Lazio. Quattro anni fa ha cofondato “Mentelocale”, associazione giovanile per rafforzare la partecipazione nelle aree interne: lavora nelle scuole su ambiente, diritti e disuguaglianze di genere, ha promosso la rassegna “Niente del genere” e attivato un tavolo permanente per il diritto all’acqua pubblica. È candidato sindaco — il più giovane del centrosinistra a Fara da almeno quarant’anni.
Cosa mi ha spinto a candidarmi
Mi candido perché credo che la politica debba tornare a fondarsi sulla cura. La cura non è un sentimento privato: è una scelta pubblica, un principio organizzativo, una visione di governo. Applicare questa idea a Fara in Sabina significa partire dalla sua specificità: un Comune articolato in otto frazioni, con una distribuzione demografica non omogenea. Questa configurazione richiede un’amministrazione capace di leggere le differenze senza trasformarle in disuguaglianze. La mia candidatura nasce da un percorso collettivo — non è una candidatura personale, ma l’espressione di una comunità che ha scelto di mettersi in gioco insieme.
Le mie priorità, le nostre priorità
Negli ultimi anni Fara in Sabina ha vissuto una trasformazione profonda con lo sviluppo del polo logistico nell’area di Passo Corese. È stata una scelta che ha portato occupazione, ma ha anche prodotto un impatto ambientale e sociale significativo: aumento del traffico pesante, consumo di suolo, trasformazione del paesaggio agricolo. È qui che si vede come giustizia ambientale e giustizia sociale siano intrecciate — perché gli effetti ambientali non sono distribuiti in modo neutro, ricadono più intensamente su alcune zone e su alcune fasce della popolazione. Le priorità sono governare lo sviluppo invece di subirlo, riequilibrare il territorio tra frazioni, puntare su mobilità sostenibile e aprire un confronto permanente tra amministrazione, imprese, lavoratori e cittadinanza. Lo sviluppo è tale solo se giusto.

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